"'Gomorra', film di verità e di dolore su Napoli, mai come in questo momento interroga e stimola le nostre coscienze." Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana  
Note

archeologia

archeoloa s.f.

Disciplina che studia le civiltà antiche mediante lo studio di reperti venuti alla luce attraverso degli scavi.


apri

"ecco perchè noi siamo figli di Annibale, noi siamo tutti quanti figli di Annibale, la pelle scura, capelli neri, con gli occhi scuri, meridionali, sangue mediterraneo, sangue di Africa Africa Africa...."
Almamegretta, Figli Di Annibale, 1992

Le opere d'arte antiche oggi servono per lo più ad adornare le ville kitsch degli ultimi arricchiti, dove troviamo copie di statue romane e greche, spogliate completamente della importante simbologia concepita dall'artista che le creò e ridotte ad oggetto decorativo un po'cafone. Nel rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente è documentato persino che dei pregiatissimi reperti archeologici trafugati, di epoca greco-romana, venissero usati non come elementi decorativi, ma proprio come sottovasi o altre suppellettili.
Questi ultimi arricchiti costituiscono, quindi, un mercato, che va opportunamente soddisfatto. Con una tale ricchezza a portata di mano, la camorra ha trovato subito il modo di servirli e di lucrarci su. E, purtroppo, non è solo un business della camorra, ma di tutte le mafie, tanto che è stato coniato un apposito termine: "archeomafia".
Per la camorra e la mafia sono fonte di business anche le testimonianze di quell'antico passato, in cui la ricchezza e il progresso erano date e misurate dalla profondità e dall'avanguardia del sapere, in cui l'informazione era solo l'entità minima di un sistema culturale complesso, l'esatto contrario di ciò che accade oggi, dove l'informazione è il fine ultimo, viene manipolata ad hoc e non esiste ricchezza dove c'è solo cultura.
Legambiente definisce l'archeomafia " l'attività dei gruppi criminali organizzati che trafficano illegalmente opere d'arte, operando a danno del patrimonio archeologico, storico ed artistico che viene razziato in Italia o più in generale in ogni Paese che custodisce un importante patrimonio culturale."
Il giro di affari è di circa 150 milioni di euro all'anno e con tutta probabilità le organizzazioni criminali operano a stretto contatto con funzionari pubblici.
Il business dell'archeomafia funziona in questo modo: gli scavi o i furti sono commissionati ai "tombaroli", mercenari al servizio delle mafie. Nell'organizzazione c'è poi chi si occupa di falsificare la documentazione. Sono per lo più finti esperti che certificano datazione e provenienza dell'opera in modo fraudolento. Si cambia, cioè, identità all'oggetto, come si fa con il traffico di rifiuti.
La struttura dell'organizzazione è, quindi, piramidale. Alla base ci sono, appunto, i "tombaroli" che effettuano le ricerche, dotati delle tecnologie più avanzate. Al secondo livello ci sono i ricettatori e gli intermediari che si occupano di trasferire le opere sul mercato internazionale. Infine società di comodo che gestiscono il lancio sul mercato.
Per trasportare la merce, la criminalità si serve degli stessi canali del narcotraffico. Canali silenziosi che non destano sospetti, perché il pagamento delle opere viene mascherato sotto forma legale e gli utili vengono investiti in attività finanziarie e immobiliari.
Uno dei reati sempre meno noti è il furto subacqueo. I malavitosi di turno ricercano infatti relitti che contengono reperti da vendere al facoltoso di turno. Tutto questo avviene nell'anonimato, perché non esiste una carta o un database che contenga le numerosissime opere d'arte del nostro Paese.
Una delle più recenti inchieste riguardanti l'archeomafia è l'Operazione "Pandora", condotta dal comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, nell'ambito della quale sono state arrestate 37 persone e sequestrati beni per circa 35 milioni di Euro. Il network criminale che ne è emerso presenta ramificazioni nazionali e transnazionali. I reperti archeologici provenienti da Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, Lazio e Lombardia sono raccolti in un magazzino situato proprio in quest'ultima regione, a Brescia. Nel deposito rinvenuto, in effetti, si ritrovano circa 36 mila monete di epoche comprese fra il V sec. a. C. e il II d. C., 922 reperti archeologici in bronzo e ferro, 236 reperti in ceramica e tre metal detector. E proprio la tecnologia a disposizione dell'organizzazione è uno dei punti più interessanti dell'inchiesta. Dalle indagini, infatti, risulta che anche tecnici e ingegneri stranieri hanno raggiunto, in diverse occasioni, le località di scavo per mettere a punto i più moderni mezzi tecnici fra i quali anche le cosiddette "brande": apparecchiature militari che consentono di radiografare il terreno fino a 5 metri di profondità. Con questo sistema, a Pompei, è stata portata alla luce un'intera villa ignota agli archeologi.
Le figura principali emerse dall'inchiesta sono quelle "classiche" che operano nel business dell'archeomafia: il tombarolo - ovvero la bassa manovalanza criminale - e il ricettatore, che comprende facoltosi imprenditori, gioiellieri e antiquari pronti a comprare e rivendere la mercanzia. A queste si aggiunge quella, più interessante dal punto di vista della ricerca, del committente-ricettatore. Due personaggi residenti in Svizzera, uno dei quali di origine siciliana, fungevano infatti da referenti per diverse organizzazioni criminali, ricevevano dal magazzino di Brescia il patrimonio depredato e lo indirizzavano verso i collezionisti di tutto il mondo, o direttamente o per il tramite di ulteriori filiere criminali.
A quanto risulta dalle analisi del Ministero dell'Interno sull'internazionalizzazione delle filiere criminali dell'archeomafia, le rotte dei traffici illeciti di opere d'arte privilegiano la Svizzera, la Germania, il Belgio, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti ed il Giappone. I principali nodi commerciali sembrano essere la città di Londra (sede di importanti case d'asta), dove si realizzano le vendite più importanti e, come visto, la Svizzera laddove, a un passo dall'Italia, si trovano collezionisti interessati alla mercanzia, componenti delle organizzazioni criminali italiane che fungono da punto di riferimento e un sistema bancario dalle note caratteristiche.
Non ci consola sapere che il fenomeno dell'archeomafia è l'unico fenomeno criminale attualmente in calo. Dal Rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente, sul fronte dell'archeomafia, si registra un lieve calo di furti: dai 1212 casi del 2006 si passa ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Si registrano inoltre importanti risultati nell'attività di repressione dei traffici illeciti di opere d'arte. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in pole position per numero di furti al patrimonio culturale.
Speriamo che in Campania e in tutto il Sud Italia, la terra che anticamente ha inghiottito i resti di quel passato glorioso possa continuare a conservarlo nel suo ventre benevolo. Quando ero bambina e mi raccontavano di testimonianze inabissate nel sottosuolo, così tante che "ci camminavo su", pensavo ad una terribile ingiustizia della sorte. Oggi penso invece ad un atto di magnanimità della natura e alla nostalgia di quest'ultima per un'epoca che - al contrario di quanto avviene - merita di essere rispettata.


Fonti consultate:

  • Wikizionario - Archeologia
  • Legambiente - Rapporto Ecomafia 2008
  • qui Calabria.it - Enrica Tancioni - 30 Ottobre 2007