anabolizzanti
a│na│bo│liz│zàn│ti agg., s.m.
In farmacia, che favorisce i processi metabolici di formazione dei nuovi tessuti determinando un accrescimento del volume muscolare
"Lodo una casa tre volte olimpionica, / aperta ai cittadini e cortese / con gli ospiti: riconosco / Corinto opulenta, atrio / di Poseidon Isthmios, splendida di gioventù. / Perché Eunomia vi dimora e con lei la sorella, / base sicura di città, / Dike ed Eirene cresciuta insieme, / datrice di beni agli uomini, / auree figlie di Themis dal buon consiglio / esse sanno respingere / Hybris, madre arrogante di Koros./ E' un tema nobile il mio, franca / fiducia mi muove la lingua a dire./ Non si nasconde il talento innato./ E a voi, figli di Alatas, spesso / trionfale splendore donarono, / a voi che per alte virtù primeggiaste / nei giochi sacri e spesso / in cuori umani invenzioni / di tempo remoto versarono / le Horai fiorite... / Tu che regni supremo, ampio, / su Olimpia, risparmia invidia / per sempre alla mia lode, o Zeus padre: / conserva incolume questa città/ e drizza il vanto del fato di Xenophon..."
Pindaro (Cinoscefale, 518 a.C. - Argo, 438 a.C.) - XI olimpica
"Non dimenticare mai che sei un uomo" - Menandro (Atene, 342 a.C. ca. - 291 a.C. ca.)
Pindaro, uno dei più grandi poeti greci antichi, espresse nella sua poesia, considerata già dagli antichi inimitabile, la tensione verso un ideale umano del quale l'eccellenza atletica era solo una manifestazione, consapevole del canone fondamentale dell'etica greca che coniugava bellezza e bontà, prestanza fisica e sviluppo intellettuale.
Il poco che ci è rimasto di cotanta bellezza, figlia di un momento storico irripetibile, sono quattro libri di epinici comprendenti liriche - tra cui, appunto, le "olimpiche" - scritte in occasione delle competizioni sportive che nella Grecia antica si svolgevano regolarmente ogni quattro anni. Le competizioni sportive erano, infatti, considerate un momento importantissimo di formazione dei giovani, alla preparazione delle quali essi dedicavano buona parte del loro tempo. Le Olimpiadi, nate in seno a questa cultura, non erano solamente un avvenimento sportivo, per il quale si sospendevano persino le guerre, ma la celebrazione dell'eccellenza individuale, della varietà culturale ed artistica dell'intera cultura greca e, soprattutto, erano l'occasione per onorare la massima divinità religiosa.
Le competizioni sportive avevano luogo, poi, in particolare in occasione dei funerali perché si riteneva che il defunto, nel suo viaggio verso gli inferi, beneficiasse del sudore versato dagli atleti nel corso della competizione.
Oggi tale modello è esattamente capovolto.
La prestanza fisica non è più funzionale a una competizione basata su regole fondate essenzialmente sul reciproco rispetto, lo sforzo fisico non è un momento imprescindibile di formazione individuale, l'eccellenza fisica non è più metafora dell'eccellenza morale.
Oggi la prestanza fisica è l'espressione più evidente di una vanità fine a se stessa, dove l'esteriorità è il mezzo per comunicare la capacità di prevaricare il prossimo e nelle competizioni sportive vincere ed avere successo ad ogni costo è l'unico risultato che conta. E' naturale che sia così in un sistema in cui gli sponsor pagano cifre da capogiro e dove gli sportivi di successo "si fanno i soldi" prima di tutto. E pensare che gli inventori degli olimpiadi, i Greci, davano in premio ai vincitori una sola corona di alloro, pino, ulivo selvaggio. I vincitori delle competizioni sportive entravano nel novero degli eroi, ma non ottenevano null'altro che una gratificazione simbolica e morale.
Il problema del doping nello sport è un'annosa questione che genera ogni anno cifre da capogiro, che inquina il sistema e compromette le prestazioni e la salute anche di validissimi atleti, che applicano regolarmente questi metodi. Al di fuori delle competizioni sportive dove questa stortura è predominante, nel mondo delle palestre è diffusissima la moda di doparsi per affrontare allenamenti più pesanti e, di conseguenza, miglioramenti più marcati derivanti dall'allenamento stesso nelle prove di scatto e potenza. Ci si dopa principalmente assumendo steroidi anabolizzanti, contenenti cioè ormoni steroidei che inducono a un aumento della massa muscolare e riduzione della massa grassa.
E' tutta una questione di immagine, di estetica, la competizione spesso neanche c'entra.
I farmaci più potenti contengono ormoni "peptidici", come l'eritropoietina che stimola la produzione dei globuli rossi nel sangue e consente di migliorare drasticamente le prestazioni aerobiche; oppure l'onnipresente gH, l'ormone della crescita, una delle ultime frontiere in campo sportivo, tra l'altro uno dei prodotti più usati dai culturisti nelle centinaia di palestre sparse sella penisola. E', infatti, l'anabolizzante più potente, che consente di avere i muscoli a fior di pelle, "definiti" come se fossero scolpiti nel marmo e pertanto ricercatissimo, anche se micidiale per il fisico e genera un range di danni molto vasto: dal tumore, al diabete.
I fruitori di queste sostanze sono sportivi dilettanti - persino chi si improvvisa tale solo per competizioni "caserecce" della domenica - amanti del fitness e, soprattutto, culturisti che per avere la massa muscolare più sviluppata possibile, ingoiano di tutto, persino anabolizzanti destinati ad animali. I culturisti assumono quantità spropositate di ormoni maschili e ciò causa nella maggior parte dei casi impotenza e drastica riduzione delle dimensioni del sesso. Un ragazzo che praticava culturismo, morto per doping, fu trovato nel corso dell'autopsia con i testicoli grandi quanto noccioline, ovvero del tutto atrofizzati per via dell'assunzione di sostanze dopanti contenenti ormoni maschili. Se si assumono troppi ormoni maschili, il corpo smette di produrli. Si compie così un paradosso, ci si riempie di quantità spropositate di sostanze dopanti che danno l'illusione della potenza, prestanza, bellezza, che soddisfano una vanità fine a se stessa, ma compromettono per sempre la vera mascolinità. Si rinuncia ad essere veramente uomini pur di apparire tali. I più entusiasti di questi prodotti sono ragazzini che ingoiano disinvoltamente di tutto. A detta degli inquirenti, le sostanze dopanti si trovano praticamente ovunque, "basta pagare" e il consumo così diffuso gode della complicità di farmacisti e medici che, in alcuni casi, prescrivono facilmente sostanze di questo tipo.
In un tale guasto culturale non poteva non inserirsi il fenomeno, che è esso stesso la forma di devianza sociale per eccellenza, ma che vuole agire indisturbata se non proprio imporsi come norma: la camorra. Secondo gli inquirenti, Nas e Guardia di Finanza, infatti, la mafia e la camorra dominano tale mercato con percentuali di crescita del trenta per cento all'anno, ovvero numeri da grande industria. Del resto in Italia vi sono oltre dodici milioni di sportivi praticanti, e più di tre milioni di tesserati. Le più recenti statistiche indicano che almeno 250 mila atleti agonisti ricorrono alla chimica per alterare le proprie prestazioni, e che almeno una palestra su dieci si rivela luogo di spaccio, commercio e consumo di doping.
La più importante operazione che sia stata condotta in Italia relativamente a tale problema fu nel lontano 2000 e si chiamava "Operazione Braccio di Ferro". Nel corso di questa operazione si scoprì che il "mercato nero" degli anabolizzanti veniva gestito appunto dalla camorra. Nel corso delle indagini fu arrestato Armando Marzano, il poliziotto napoletano accusato dai magistrati di Brescia di essere il fornitore delle sostanze dopanti assunte dai ciclisti impegnati nel Giro d' Italia. Il 22 maggio del 2001 l' agente finì agli arresti domiciliari insieme con altre 85 persone nell' ambito di un' indagine condotta dal pm di Napoli Antonio Clemente. I carabinieri del Nas avevano scoperto una banda che gestiva il traffico di farmaci rubati e di prodotti "dopanti" venduti agli atleti: Marzano avrebbe "piazzato" l' Eprex tra i ciclisti dilettanti campani.
Nel corso dell' operazione, durata un anno e cominciata grazie a intercettazioni telefoniche, furono sequestrate confezioni di prodotti dopanti di ogni tipo (steroidi anabolizzanti, ormone della crescita (GH), Epo, prodotti destinati a uso animale, importati da Grecia, Spagna, Romania, Australia, Argentina, Stati Uniti e Germania pronte a essere immesse sul mercato clandestino, soprattutto attraverso l' opera di convincimento degli istruttori e dei proprietari delle palestre sui propri clienti. Le sostanze nocive sequestrate avevano spesso etichette false e avrebbero procurato danni alla circolazione, alla psiche e all' apparato riproduttivo; in altri casi gli atleti assumevano anabolizzanti destinati agli animali. Il giro d' affari superava i 100 milioni al mese.
Se si affliggono gli esseri umani, figuriamoci le bestie. Si affliggono le bestie, ma alla fine si tormentano nuovamente anche gli uomini. E si distrugge un comparto vitalissimo ed essenziale per l'economia della propria terra: quello della mozzarella di bufala.
L'ultima inquietante scoperta in materia di sofisticazioni alimentari risalente all'inizio di quest'anno riguarda la mozzarella di bufala che, in alcune aziende zootecniche della Campania veniva prodotta con latte delle bufale dopate. La sostanza dopante veniva importata in quantità industriale illegalmente dalla Corea del Sud, dalla Spagna e dall'Albania da una organizzazione criminale del Casertano, ritenuta dai carabinieri del Nas di Napoli contigua alle cosche camorristiche dei Casalesi. Nel corso della relativa indagine è emerso che proprio l'adulterazione di cibi genuini come la mozzarella esportata in tutto il mondo potrebbe essere la nuova frontiera dei business della camorra. La relativa inchiesta dei magistrati della direzione distrettuale antimafia di Napoli ha indagato 36 persone, tra allevatori di bufali, veterinari, titolari di depositi farmaceutici e corrieri che facevano arrivare in Campania clandestinamente le sostanze nocive. I carabinieri hanno sequestrato non solo una grande quantità di farmaci dopanti per uso umano e veterinario per un valore di oltre 5 milioni di euro, ma anche 9 allevamenti con 1500 capi bufalini, da latte e da macellazione, sotto sorveglianza sanitaria per capire quali danni possano aver subito dalla somministrazione delle sostanze anabolizzanti.
Immaginiamo che il poeta Pindaro rinascesse oggi.
Forse il suo talento rimarrebbe inespresso o peggio inaridito e atrofizzato nel mondo della pubblicità. Ma "il talento innato non si nasconde". Forse avrebbe di nuovo l'ispirazione per cantare dei campioni dello sport, di chi primeggia "per grandi virtù". Forse avrebbe il coraggio di opporsi a un sistema che vede il trionfo di Hybris, madre di Koros. Certamente sarebbe costretto a prendere la via dell'esilio per riavere una vita.
Fonti consultate:
- Dizionario online De Mauro Paravia - anabolizzante
- La Repubblica - Maurizio Crosetti - 22 Luglio 2008
- Paolochiarielloblog.blogspot.com - Paolo Chiariello - 29 Marzo 2008
- Il Mattino - 28 Maggio 2004
- Corriere della Sera - 20 Maggio 2002
- La Repubblica - Eugenio Capodacqua - 14 Novembre 2000
- Gazzetta dello Sport - 5 novembre 2000
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