"'Gomorra', film di verità e di dolore su Napoli, mai come in questo momento interroga e stimola le nostre coscienze." Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana  
Note

acqua

àcqua s.f.

Liquido trasparente, generalmente incolore, inodore e insapore, fondamentale per la vita.


apri

"Amìala ch'â l'arìa amìa cum'â l'é
amiala cum'â l'aria ch'â l'è lê ch'â l'è lê
amiala cum'â l'aria amìa amia cum'â l'è
amiala ch'â l'arìa amia ch'â l'è lê ch'â l'è lê"

"Guardala che arriva guarda com'è com'è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com'è
guardala che arriva che è lei che è lei"

Fabrizio De Andrè, Dolcenera

"Ma noi così contaminiamo le falde acquifere"; e il boss senza pensarci un momento risponde: "E a noi che ce ne importa, tanto beviamo l'acqua minerale".
L'espresso - Roberto Saviano - Ecco i padrini dei rifiuti - 4 Giugno 2007

Fabrizio De Andrè in Dolcenera descrive il sogno paranoico dell'innamorato non corrisposto, che si fabbrica una realtà inesistente, in cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l'oggetto del suo desiderio. Dolcenera - una delle più belle canzoni di De Andrè e una delle più belle canzoni italiane di sempre - è la metafora della tirannide, dell'agire del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto. De Andrè cita un episodio veramente accaduto, l'alluvione di Genova del 1972, in cui colloca la storia dei due personaggi, dal racconto della quale costruisce la sovrapposizione tra amore e possesso dell'oggetto amato e potere politico assoluto e dominio totale.
L'acqua è l'elemento simbolico onnipresente, allegoria ora della purezza e della vitalità dello slancio del sentimento d'amore, ora dell'impetuosità e ineluttabilità di una sorte violenta e avversa.

Nel disastro dell'acqua in Campania, gli elementi raccontati da De Andrè ci sono tutti: aspirazione al potere assoluto, al dominio totale, attuazione di precisi disegni che trasformano in modo inesorabile la realtà e fanno sì che i sogni di molti non trovino più spazio per realizzarsi se non nella fantasia e nelle malinconie di chi li concepisce. Come non riconoscere infatti, nell'agire dei boss il sogno paranoico, la follia della ricerca di un controllo totale sul proprio dominio?
Qui è presente anche la potente simbologia dell'acqua, che De Andrè aveva rappresentato attraverso l'alluvione di Genova, con una differenza: qui l'acqua non "picchia forte", non "butta giù le porte", non atterisce. Eppure ugualmente uccide. Lo dice anche Roberto Saviano, i camorristi sono dei vigliacchi, perché ti prendono alle spalle. Ed anche i fenomeni naturali da loro plasmati sembrano conformarsi al medesimo modello.

L'acqua campana, infatti, è velenosa e può uccidere chi inconsapevolmente ne fa uso. E pensare che in natura è quanto di più pregiato possa esistere, al punto che il merito della bontà di tutta la cucina campana, persino del famoso caffè partenopeo, è attribuito a questo unico ingrediente.
Oggi non è più così. Grazie alla camorra.
Nel 2007, infatti, dalle analisi ordinate dal comando americano sulla qualità dell'acqua bevuta dai militari americani di base in Italia, è emersa un'elevata eccedenza di contaminazione batteriologica dell'acqua in Campania, nella quale sono stati riscontrati valori di coliformi totali anche 50 volte superiori la norma e la presenza massiccia di coliformi fecali. Si tratta di batteri presenti nelle feci animali e umane: è come dire che dal rubinetto di casa scorre acqua di fogna. Prima di tale inchiesta, i militari americani avevano riscontrato in sette case abitate da loro connazionali presenze 'inaccettabili' di sostanze chimiche nell'acqua da rubinetto potenzialmente cancerogene come la diossina.

Le analisi batteriologiche, condotte tra lo US Naval Hospital di Napoli e i centri specializzati in Virginia, parlano di contaminazione delle acque in 48 dei primi 160 appartamenti monitorati.
Questi 48 'casi' riguardano una decina di comuni, perlopiù casertani: Caserta, Casal di Principe, Casapesenna, Gricignano d'Aversa, Pozzuoli, San Maria Capua Vetere, San Cipriano D'Aversa, Villa di Briano e Villa Literno. E, oltre ai cittadini statunitensi, in quell'area vivono almeno 300 mila persone, tutte potenzialmente a rischio. Dai loro rubinetti potrebbero uscire le stesse sostanze che la 'Phase One' della ricerca ha evidenziato. Ma nessuno controlla. O, almeno, chi dovrebbe garantire la qualità di quell'acqua, evidentemente non lo fa fino in fondo.
Tutti dichiarano di effettuare puntuali verifiche: dal gestore del servizio (in molti dei casi in esame sono i Comuni), alle Aziende sanitarie locali, alla Regione attraverso l'Agenzia regionale per l'Ambiente. Intanto, però, dai tubi sbuca di tutto ed è un palleggio continuo di responsabilità. L'acqua fornita da Acquacampania, società dell'Eni che gestisce l'Acquedotto della Campania Occidentale, è controllata costantemente anche grazie a uno degli impianti tecnologicamente più avanzati in Italia.

In seguito a questa indagine, per il personale delle basi militari, l'invito delle Forze Armate è stato perentorio: fuori dalle basi, usare bottiglie di acqua minerale per cucinare, bere e lavarsi i denti. Solo dentro il muro di cinta della 'zona verde', che ricalca il nome dell'area sicura di Baghdad, è tutto sotto controllo - acqua, aria, terra - altrove no.

Come dar loro torto, se solo i dati ufficiali nostrani ridimensionano l'allarme? Eppure da molto tempo, ormai, le numerose inchieste della magistratura e delle forze dell'ordine - sempre più sole - denunciano una situazione generalizzata di allarme. Basti pensare all'inchiesta "Chernobyl", che mette in evidenza come la situazione campana sia seconda in gravità solo a quella della città russa colpita dalla fuga della Centrale nucleare negli anni '80. In seguito a questa inchiesta, si sono moltiplicate le aree sequestrate (anche un allevamento del factotum del boss Michele Zagaria a Castelvolturno) e mai bonificate nelle quali arrancano agnelli stremati dalla diossina, liquami tossici in paludi dove si abbeverano pecore prossime a diventare carcasse. Il cromo esavalente (veleno altamente cancerogeno, reso famoso dal film Erin Brokovic con Julia Roberts) emerge nelle terre dell'agro nocerino-sarnese e nelle falde acquifere della regione fino alla Ceppaloni del sindaco Mastella. L'attività principale, contestata agli indagati nell'ambito di tale inchiesta (con accuse di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa, frode nelle forniture), è di aver smaltito fanghi, prodotti dagli impianti di depurazione e dal trattamento di acque biologiche industriali, in terreni e corsi d'acqua oppure attraverso l'interramento in siti non idonei.
Chiudiamo il binomio "Acqua-camorra" con un aneddoto di carattere culinario, di quelli che all'inizio suscitano una punta di desiderio e alla fine lasciano in bocca il sapore del veleno e fanno passare ogni appetito. Chi è campano è abituato a questa sensazione schizofrenica.
Se De Andrè chiamava "dolcenera" l'acqua dell'alluvione del 1972, sintetizzandone in una sola parola la forza naturale, capace di creare e trasformare, anche attraverso la distruzione dell'esistente, in Campania, ricorreva l'uso tra la gente del popolo di chiamare "acqua pazza" la cucina a base di acqua di mare. Gli inventori di questa ricetta furono i pescatori di Ponza: il pesce fresco appena pescato veniva cucinato con acqua di mare ed altri ingredienti essenziali. I piatti preparati in questo modo erano talmente gustosi che la cucina "all'acqua pazza" è diventata una delle ricette più rappresentative di tutta la cucina campana. Questo era ciò che succedeva nei secoli scorsi (ma anche fino a qualche decennio fa) e che è stato tramandato fino ad oggi come preziosa tradizione, sapientemente utilizzata a scopi turistici in Campania e come attrazione nei ristoranti italiani all'estero. Oggi questo prodigio della natura può essere riprodotto solo in laboratorio.
I tempi, infatti, cambiano e le pratiche e le tradizioni evolvono, mutano completamente registro, si conformano a tutt'altro paradigma. "Pesce all'Acqua pazza" è, oggi, il nome che viene dato al pesce surgelato sottoposto ad una vergognosa pratica di scongelamento con acqua inquinata, contaminata e vettore di numerose malattie. D'altra parte, in Campania, nelle zone marittime, sono numerosissimi i prodotti ittici allevati nel più totale disprezzo delle norme igienico-sanitario e venduti illegalmente: spigole e orate scongelate con acqua torbida, mitili, cozze, calamari immerse in vasche contenenti acqua di dubbia provenienza.
Non è un caso che, secondo i dati dell'Asl, i casi di epatite in provincia di Napoli siano ritornati ai livelli della metà degli anni Ottanta, dopo dieci anni di relativo calo. Tra maggio e settembre del 2007, in particolare, l'assessorato alla Sanità di Napoli ha registrato un'autentica "impennata di casi" di Epatite A, con ben 115 soggetti infettati, numeri, appunto, da epidemia.


Fonti consultate:

  • Wikizionario - Acqua
  • L'Espresso - Claudio Pappaianni e Paolo Tessadri- Zona Verde Acqua nera - 13 Agosto 2008
  • L'espresso - Roberto Saviano - Ecco i padrini dei rifiuti - 4 Giugno 2007
  • Il Mattino - Rosaria Capacchione - 6 Luglio 2007
  • Legmbiente - Mare Monstrum 2001

Vedere anche i vocaboli: Dattero, Mare, Pesca, Merluzzo