Inceneritori,salute pubblica e interessi economici
Il pensiero di un gruppo di medici
La scorsa estate, Epidemiologia e Prevenzione ha ricevuto questo testo, firmato da un nutrito gruppo di medici sul tema indubbiamente scottante dell'impatto sulla salute dell'incenerimento dei rifiuti.La direzione della rivista ha deciso di pubblicarlo perchè è convinta della utilità di dibattere senza preclusioni su questa questione che, oltre il resto,mette in discussione il ruolo e i limiti dell'epidemiologia (e degli epidemiologi)nelle decisioni della sanità pubblica.
Ci sembra opportuno intervenire ancora sul dibattito concernente rifiuti-inceneritori-ambiente-salute data l'estrema attualità dell'argomento.Attualità ben testimoniata dalla lettera di Paolo Cacciari (Epidemiol Prev 2007;31:74-75), dalle iniziative (presidi permanenti,manifestazioni,digiuni) dei comitati attivi nel paese che sostengono la ipotesi "rifiuti zero", ma anche dalla cronaca quotidiana che vede il coinvolgimento sempre più esteso della magistratura su questa questione.In Campania assistiamo all'incriminazione dei vertici politico-imprenditoriali e di alcuni esponenti di spicco della stessa struttura di governo preposta all'emergenza rifiuti.In sicilia innumerevoli sono le irregolarità procedurali e numerose le denunce in Procura presentate da dirigenti del Servizio regionale 3 per le aggressioni subite,per la violazione dei propri uffici, per la rimozione pretestuosa dal proprio posto di lavoro (dirigenti,si ricorda,"rei" di non aver firmato l'autorizzazione alle emissioni dei quattro mega inceneritori previsti nell'isola).In Emilia Romagna si registra un esposto in Procura di diversi medici, a Ferrara e a Modena analoga iniziativa è stata intrapresa dallo stesso Ordine dei Medici.Numerosissimi inoltre sono gli esposti,le denunce i ricorsi e le diffide presentate da associazioni ambientaliste,comitati,comuni cittadini in tutto il paese.Perchè tutto questo clamore?Quali e quanti interessi ruotano intorno ai rifiuti per rendere la questione così rovente? Alcune premesse a questo riguardo sono indispensabili,prima di esporre quello che è l'obiettivo principale di questo testo, ossia entrare nel merito complessivo della questione rifiuti-salute, anche alla luce dei dati emersi a Forlì nell'ambito del progetto Enhance Health (1).
PREMESSA
L'incenerimento è solo un metodo di riduzione del volume dei rifiuti e produce, a sua volta,rifiuti destinati a discariche anche speciali (ceneri,scorie-comprensive di reagenti di trattamento) nonchè tonnellate di fumi tossici immessi in atmosfera.La soluzione al problema "smaltimento rifiuti" esiste ed è già concretamente attuata:ben otto milioni di cittadini italiani praticano la raccolta porta a porta con tariffa puntuale,ovvero la separazione dell'organico per fare un compost di qualità e la differenziazione spinta di carta,vetro,plastiche,lattine eccetera. Con questo sistema il 75-80% dei materiali viene recuperato e riavviato alle filiere produttive e il 25-30% di residuo può essere trattato con metodi che non comportano particolari emissioni nocive,con produzione di materiale inerte che può essere stoccato o utilizzando senza pericoli ( a differenza delle ceneri residue dall'incenerimento). Dove è praticato,il sistema porta a porta ha determinato una riduzione della produzione dei rifiuti del 2%circa ogni anno (obiettivo prioritario dell'UE e dichiarato dal nostro paese) maggiore occupazione,diminuzione dei costi di gestione e quindi riduzione della tariffa a carico dell'utente.La normativa del tutto illegittima (già sanzionata dall'UE) per cui in Italia i rifiuti sono considerati fonte rinnovabile di energia, fa sì che oltre l'80% delle risorse da destinare alle fonti rinnovabili (pagate dagli utenti col 7% delle bollette Enel) vada a chi costruisceimpianti a biomasse e inceneritori.Nel 2006,per esempio,tali impianti hanno assorbito ben 1.135.911.334 euro su 1.758.131.281 euro totali di tali fondi (Assoambiente prot.p59930). In Italia sostanze prima classificate addirittura come tossico-nocive sono state considerate fonti assimilate alle rinnovabili e,come combustibili,usufruiscono dei medesimi incentivi,per cui,sempre nel 2006,ben 2.179.884.346 euro sono stati loro destinati (Assoambiente prot.p59930). Dai dati della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite a esso connesse (doc . XXIII n.47 approvato dalla Camera il 25 Ottobre 2000) si evinche che "la gestione illecita riguarda una quota [...] superiore al 30% che equivale [...] a oltre 35 milioni di tonnellate di rifiuti (soprattutto speciali) smaltite in maniera illecita o criminale ogni anno", ma anche che, purtroppo "non è solo la criminalità organizzata a operare in modo illegale [...]Ad alimentare il mercato illecito sono anche industrie a rilevanza nazionale ed internazionale,comprese aziende a rilevante partecipazione di capitale pubblico".
Gli impianti di incenerimento, qualunque sia la tipologia adottata (a griglia,a letto fluido,a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti solidi urbani,rifiuti tossici, ospedalieri,industriali,eccetera) producono diverse migliaia di sostanze inquinanti di cui solo il 10-20% è conosciuto;la loro formazione dipende ,oltre che dal materiale combusto,dalle temperature raggiunte e dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze nei forni. Sotto questo aspetto i più pericolosi sono proprio i rifiuti solidi urbani (RSU) per la estrema eterogeneità che li caratterizza.Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori si annoverano numerose sostanze chimiche persistenti,bioaccumulabili,diverse delle quali già classificate nel gruppo 1 (cancerogeni certi per l'uomo)dalla IARC.Le principali categorie di inquinanti sono:particolato fine ed ultrafine,ossidi di azoto,zolfo e carbonio,composti organici volatili,metalli pesanti e le diossine (come altri numerosi endocrin disruptor emessi) sono diventati ormai inquinanti "simbolo" degli inceneritori.Il termine "termovalorizzatore"con cui questi impianti sono chiamati in Italia è fuorviante e utile solo a renderli più accettabili da un punto di vista mediatico.La giusta dizione potrebbe essere "impianti di incenerimento con recupero energetico":il rendimento in termini di kilowattora è infatti molto basso ma estremamente remunerativo per il produttore in quanto,essendo considerata energia da fonte rinnovabile viene pagata il triplo dal gestore della rete.Quanto esposto rende a nostro avviso evidente che intorno all' "universo rifiuti" ruotano interessi economici enormi, in buona parte illeciti (ma non solo) che rendono ragione della forte e diffusa avversità a risolvere il problema alla radice ossia a non considerare più i rifiuti materiale da distruggere, ma risorsa da recuperare e rimettere nel circuito produttivo.Purtroppo,l'avversione a imboccare una strada "virtuosa" e l'ostinazione nel privilegiare l'incenerimento hanno costi economici altissimi,non solo per la gestioen degli impianti,ma anche, soprattutto,per la salute umana -come già è dimostrato dalla numerosa letteratura al riguardo ed è avvalorato dal recente Report Enhance Health.
INCENERITORI E SALUTE UMANA
Sono decine gli studi epidemiologici condotti per indagare le ricadute sulla salute delle popolazioni residenti intorno ad inceneritori che,nonostante le diverse metodologie di studio applicate,i molti fattori di confondimento e le diverse tipologie degli impianti, hanno rilevato numerosi effetti avversi sulla salute, neoplastici e non.Tra questi ultimi i più segnalati sono :incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea,diabete,patologie cerebrovascolari,ischemie cardiache,problemi comportamentali,tosse persistente, bronchiti, allergie, BOP, disturbi nei bambini quali difficoltà del respiro, mal di testa,disturbi di stomaco, stanchezza. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze emerse sul cancro.La revisione di quarantasei studi pubblicata su Annali dell'Istituto Superiore di Sanità nel 2004 riporta un incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato l'incidenza,prevalenza,mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi non Hodgkin,sarcomi,neoplasie infantili).Vengono segnalati anche aumenti di cancro al fegato,laringe,stomaco,colon-retto,vescica,rene,mammella.Nell'indagine francese del 2006 (Etude d'incidence des cancers a proximitè des usines des incenèration d'ourdes ménagèrer) condotta dall'Invs-Departement Santè Enviroinnement su 135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-1999 su 25.000.000 persone/anno residenti in prossimità di inceneritori,si registra,passando del minore al maggior livello di esposizione,un aumento statisticamente significativo di rischio per tutti i cancri nelle donne,cancro alla mammella,linfomi,tumori al fegato e sarcomi.Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie "sentinella" del multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in particolare all'esposizione a diossine.Il recente studio sui sarcomi in provincia di Venezia dimostra un rischio di sviluppare la malattia 3,3 volte più alto fra i soggetti con più lungo periodo e più alto livello di esposizione(4).
LO STUDIO Enhance Health
Si tratta di uno studio finanziato dalla Comunità Europea nell'ambito del progetto Interreg IIIC,presentato in conferenza stampa nel marzo 2007 a Forlì,i cui obiettivi erano:
-dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree dove sono ubicati inceneritori,attraverso studi pilota;
-sintetizzare i risultati dei tre studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria,Italia,Polonia,(di quest'ultimo non sono ancora riportatidari in quanto l'impianto non è ancora attivo)
-fornire spunti valutativi per l'implementazione di un sistema di sorveglianza integrato (ambientale e sanitario)i cui elementi fondanti vengono individuati nel monitoraggio dello stato di salute con dati di mortalità e morbidità nel monitoraggio dell'inquinamento dell'aria.
Nel Report sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e non mancano,a nostro avviso in entrambe,elementi di preoccupazione.L'impressione che ne scaturisce,invece, è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti,vengano poi immediatamente smentite,attenuate o corrette con intento tranquillizzante.
Purtroppo le metodologie usate nei due Paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro,in palese contraddizione con le premesse che letteralmente recitano: il partner Ungherese,il partner Polacco,L'ARPA e l'AUSL per l'Italia hanno condotto l'attività di sperimentazione assicurando la comparabilità dei risultati al fine di garantire la "trasferibilità" nonchè correttezza scientifica del progetto".
Per quanto riguarda l'Ungheria, i risultati emersi nei pressi di Dorog,dove è presente un inceneritore per rifiuti tossiciche dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno,mostrano aumenti statisticamente significativi di SMR:
-nel sesso maschile,+38%per cancro del colon-retto,+65%per eventi cardiaci,+35% per eventi cerebro-vascolari,+42% per malattie polmonari croniche;
-nel sesso femminile +49% di eventi cerebro-vascolari.
Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche,in cui è evidente il progressivo incremento in funzione della distanza,fino a 15km dall'impianto,e la morbidità infantile,che mostra un incremento di problemi delle alte e basse vie respiratorie,di bronchiti e di polmoniti,in funzione dei livelli sia di PM 10 sia di monossido di carbonio.Al capitolo "risultati" gli Autori riconoscono,quindi,che lo studio Ungherese "evidenzia alcuni effetti sulla salute",ma dichiarano l'impossibilità di stabilire un nesso causale per la presenza di altre fonti di inquinamento nelle vicinanze;ciò che appare singolare è che si sia privilegiato un metodo di indagine non in grado di discriminarne gli effetti delle diverse fonti,pur essendone preliminarmente nota l'esistenza.Ancor più interessanti (e se vogliamo inquietanti)sono le osservazioni che si possono fare per lo studio condotto nel quartiere di Coriano a Forlì (CF),ove sono attivi due impianti:uno per i rifiuti ospedalieri e uno per RSU.L'indagine condotta con un metodo informativo geografico (GIS) ha riguardato l'esposizione ai metalli pesanti,stimata con un modello matematico,della popolazione residente per almeno cinque anni entro un'area di raggio 3,5 km dagli impianti.Eccessi statisticamente significativi sono emersi per il sesso femminile:in particolare si è registrato un aumento del rischio di morte per tutte le cause correlato alla esposizione a metalli pesanti tra il +7% e il +17%.La mortalità per tutti i tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con l'aumento dell'esposizione da +17% a +54%.In particolare,per il cancro del colon-retto il rischio è compreso tra +32% e +147%,per lo stomaco tra +75% e +188%,per il cancro della mammella tra +10%e+116%.Questa stima appare particolarmente drammatica perchè si basa su un ampio numero di casi (358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le non esposte) osservati solo nel periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno cinque anni nell'area inquinata.Questi risultati potrebbero essere ancora di maggiore rilievo,qualora la popolazione di riferimento fosse realmente non esposta:infatti,il livello minimo di esposizione preso come riferimento corrisponde a una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1,9 mg/m3,valore certo non nullo nè trascurabile.Pertanto appaiono davvero singolari le conclusioni dell'indagine,in cui letteralmente si afferma "lo studio epidemiologico dell'area di CF nell'analisi dell'intera coorte per livelli di esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante di metalli pesanti) con aggiustamento per livello socioeconomico della popolazione,non mostra eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori".Ancora una volta quindi si tende,considerando unitamente il sesso maschile (in cui non si registrano eccessi) e il sesso femminile,a diluire quanto emerso,anche se gli stessi estensori del Report più avanti affermano che :"tuttavia,analizzando le singole cause,sono stati riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione.infatti, è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco,colon-retto,mammella e tutti i tumori".
A nostro parere,invece,i risultati che scaturiscono dall'indagine Enhance Health,in particolare,da quella relativa a Forlì,sono perfettamente in linea con i rischi segnalati dai numerosi studi già prima menzionati.Queste preoccupazioni sembrano condivise dalla stessa regione Emilia Romagna che ha deciso di esentare tale tipo di indagine a tutto il resto della popolazione regioanle esposta,senza peraltro ritenere,in virtù dei principi di prevenzione e precauzione (o per lo meno fino a che le indagini non siano concluse) di procedere a un'immediata moratoria degli ampliamenti in corso per gli impianti in funzione o in costruzione.
CONCLUSIONI
Quando anche,per assurdo,nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana,il solo fatto che gli impianti d'incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccetabile continuare esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili,date le concrete alternative esistenti.Il perseverare con indagini epidemiologiche,che difficilmente porteranno a conclusioni esaustive,sotto questo avviso appare fuorviante.Quando si rilevano poi attorno a un inceneritore incrementi di una serie di patologie,e tra queste un aumento di sarcomi, è ben difficile-dopo lo studio di Zambon-Ricci(4)-sostenere appellandosi a fattori di confondimento,che l'inceneritore non abbia prodotto una grave alterazione dell'ambiente,tale da compromettere lo stato di salute generale della popolazione.
Non tutti siamo epidemiologi di professione,ma tutti siamo medici che,pur con diverse competenze,hanno a cuore la salute pubblica e si riconoscono a pieno titolo nell'articolo 5 del Codice Deontologico che ci impegna a "promuovere una cultura civile tesa all'utilizzo appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di garantire alle future generazioni un ambiente vivibile".Per questo non possiamo non essere al fianco delle popolazioni che oggi,come a suo tempo i lavoratori hanno fatto nelle fabbriche,stanno difendendo la propria salute e la salvaguardia del proprio luogo di vita.Non vorremmo che si perdesse una altra buona occasione per fare prevenzione primaria e si lasciasse di fatto alla sola magistratura il compito di tutelare il diritto alla salute.
Bibliografia
1 Report finale Progetto Europeo "Enhance Health"-InterregIIIC East Program consultabile su www.alessandroronchi.net
2 Franchini M et al.Health effects of exposure to waste incinerator emissions:a review of epidemiological studies.Ann Ist Sup San 2004
3 Institut de Veille Sanitaire-Etude d'incidence des cancers à proximitè des usines d'incineration d'ordure ménangères
www.invs.sante.fr/publications/2006
4 Zambon P.et al.Sarcoma risk and dioxin emissions from incinerators and industrial plants:a populations based case-control study (Italy).Enviroinmental Health 2007
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