L'Isola che c'è. La Sicilia si ribella al pizzo
di Filippo Conticello, Round Robin Editrice 2008
Una civiltà vince su un'altra non certo quando l'esercito occupante oltrepassa le mura perimetrali,bensì quando il popolo conquistato assorbe usi, costumi e cultura del popolo conquistatore...
Queste parole, contenute nella lettera al Presidente Napolitano in seguito ad una iniziativa a sostegno di Saviano e della sua opera di denuncia, riassumono bene quanto le azioni di contrasto alla camorra, alle mafie ed alla criminalità organizzata debbano tenere conto di tutto il substrato sociale economico e culturale del terreno su cui esse poggiano e prosperano.
Al contempo danno la misura di quanto sia difficile combattere questa "civiltà" nemica, proprio perché non immediatamente identificabile in una entità precisa da poter respingere al di là delle ipotetiche mura perimetrali, avendo anzi talmente permeato di sé la propria vittima da renderla essa stessa una potente alleata.
Sono situazioni storiche della penisola italiana, figlie anche di quel senso di estraneità nei confronti di uno Stato spesso avvertito come assente, in cui poteri ambigui si propongono e si impongono offrendo l'illusione di un immediato senso dell'ordine. La letteratura ed il cinema si sono spesso occupati di questi poteri striscianti, della violenza e crudeltà dei mezzi ma anche di tale pericoloso gioco di sostituzione.
Esempi illustri ne sono il fascino doloroso di una Sicilia splendida e martoriata ne Il giorno della Civetta di Sciascia, la disastrosa "disinvoltura" e connivenza dei poteri politici e religiosi nella gestione delle questioni sociali in Le Mani sulla Città di Rosi, la paura della "legge" di un mondo chiuso nelle proprie strutture in Banditi a Orgosolo di De Seta, fino allo smascheramento della viltà nascosta in questi poteri denunciati dai più recenti Gomorra di Saviano e Solo per Giustizia di Raffaele Cantone.
Il piccolo libro di Filippo Conticello - L'Isola che c'è, la Sicilia che si ribella al Pizzo - si pone ora su una linea diversa, la linea di quel popolo oppresso dalla cultura mafiosa, che però ha deciso di reagire.
Ed è una ribellione che prima ancora che di gesti materiali si nutre di tre elementi "a sorpresa":l'aver individuato l'intrinseca debolezza che si cela sotto i violenti gesti intimidatori, sotto i crudeli omicidi alle spalle, nel gioco al ribasso delle richieste del racket;la forza dell'associazionismo, una precisa strategia di spersonalizzazione per cui ad opporsi non è più il singolo imprenditore destinato al sacrificio, ma "una realtà collettiva al riparo dalla rappresaglia";
e terzo, importantissimo elemento, il coinvolgimento di tutta la popolazione - non già solo di quella immediatamente sotto minaccia - attraverso la strategia del consumo critico che - nelle parole di Tano Grasso - "attiva una responsabilità in proprio" in ogni cittadino che, scegliendo di acquistare in quei negozi che si sono apertamene opposti ad ogni forma di sottomissione al racket, mettono la propria firma in chiaro in questa lotta alla mafia.
Dalla protesta coraggiosa e solitaria di Libero Grassi, imprenditore palermitano ucciso il 29 agosto 1991, con quattro colpi di pistola alle spalle, nel tragico silenzio dell'intera città e delle istituzioni (torna ancora una volta il concetto di "se l'è cercata": Libero Grassi avrebbe fatto una tammurriata, secondo le incredibili parole dell'allora presidente degli industriali....), tante cose sono cambiate, anche grazie al coraggio - alla follia, dice Tano Grasso con malcelata ammirazione - di un gruppetto di ragazzi che hanno cominciato con un attacchinaggio clandestino a risvegliare le coscienze (Un intero Popolo che paga il Pizzo è un Popolo senza Dignità recitava il testo del volantino), a ridare fiducia e forza agli imprenditori e stimolo alle forze dell'ordine.
L'Isola che c'è è un libro che mette quasi allegria, scorrerne le pagine è sentire l'entusiasmante conferma che l'ideale può essere un concetto concreto e che la consapevolezza e l'unione possono ridimensionare la voce grossa di un potere che si nutre fondamentalmente della paura dell'altro: "...basta un gettone telefonico e una voce minacciosa perché poi è la paura a fare il resto".
Sono concetti in fortissima evidenza in questi giorni, e proprio per questo il libro di Conticello offre un forte messaggio a contrasto delle tante reazioni negative agli inviti alla coscienza che giungono spesso inascoltati, fraintesi, snobbati da più parti.
E' una mano tesa a chi ha paura di rimanere solo, un esempio dell'impegno delle istituzioni quando a farne la differenza sono le persone, ma è soprattutto un forte invito ad ogni libero cittadino a non sentirsi mai al di fuori, ad attivare una propria coscienza critica che non lo porti ad essere un anello più o meno consapevole di una catena malata.
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